Adesso basta! (di Federico Gaudimundo su Facebook)

 In Attualità
Adesso basta.

Il mio buon proposito era: non rompere le palle a nessuno.
Ma al 39 esimo giorno di quarantena, quindi a un solo giorno da una reale quarantena, due cose le devo dire:

NON SIAMO BAMBINI. Siamo dei cazzo di adulti.
Non ho più intenzione di essere trattato come uno a cui non si possono dire le cose come stanno, ma va solo sgridato o blandito a seconda del grado di ubbidienza.
Mi avete detto cosa devo fare, mi avete dato i compiti da fare e io li ho fatti. Anche i supereroi da venerare mi avete dato. Come pure i nemici: i corridori, gli anziani, quelli che fanno le grigliate e vanno al mare.

Ma adesso basta. Adesso mi dovete trattare come un adulto. Anzi, mi dovete trattare come il vostro riferimento. Come se lavoraste per me. Mi dovete dire che intenzioni avete, oltre lo “state a casa”. Per filo e per segno. Gli obiettivi, le modalità con cui proverete a raggiungerli. I tempi e gli strumenti.
Farete i tamponi? A chi, quanti, quando e con che modalità.
Farete i test sierologici? A chi, quanti, quando e con che modalità.
Rientreranno prima alcune categorie? Chi, quando e in che modo.
Mi dovete presentare gli scenari che avete previsto, dal più ottimista al più pessimista.
Devo stare in casa fino a settembre? Esigo che mi venga detto. Sono adulto e in grado di elaborare la notizia.
Non mi potete blandire più con 4 numeri vuoti dati all’ora dell’aperitivo. Non mi servono non mi bastano e probabilmente non mi interessano.
Più. Ci sono nuovi contagiati? Bene. Anzi male.
Ma mi dovete dire a che categorie appartengono, come si sono contagiati e quando.
Non lo sapete? Bene. Anzi male. Ma me lo dovete dire. Perché sono un adulto e posso sentirmelo dire e posso giudicare proprio come faccio ogni giorno sul lavoro.
Perché io mi sono adeguato, lavoro come un cretino davanti a uno schermo tutto il giorno. Ma lo faccio e anche duramente. Perché sono un adulto e faccio quello che devo fare. E chiedo a chi lavora con me di dirmi cosa sta facendo. Stabiliamo degli obiettivi, concordiamo come raggiungerli e verifichiamo che le cose vadano come ci eravamo ripromessi. E nel caso non vadano così ce lo diciamo con onestà. Perché siamo adulti.
E anche voi giornalisti dovete piantarla di essere complici di questa rimozione collettiva. Complici.
Riempite i vostri giornali di insulse storie. Non me ne frega un cazzo di sapere che quattro imbecilli a Casalpusterlengo hanno violato la quarantena per farsi la grigliata. Il mondo è pieno di pirla, di gente che crede che la terra sia piatta. O che vota Salvini.
Non mi state raccontando niente. Raccontatemi del disastro della Regione Lombardia, dell’incapacità di gestire un’emergenza, del fatto che una regione si sia fatta travolgere senza reazione, perdendo letteralmente un’intera generazione cercando di farci credere che la responsabilità sia dei papà che giocano a pallone nei cortili.
State cercando di farmi dimenticare che sono un adulto. State cercando di spostare la catena delle responsabilità. Ve la do io una notizia
La responsabilità non si delega.
E anche se ci continuerete a trattare come bambini, sappiate che noi siamo adulti e prima o poi vi inchioderemo alle vostre.

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