Denominazione di Origine Protetta

 In Sapori

L’Italia, si sa, è un paese ricchissimo di prodotti gastronomici, dal re dei formaggi il parmigiano reggiano ai capperi di Pantelleria è possibile arricchire la propria tavola con prodotti di eccellenza la cui origine viene certificata dalla comunità europea con diversi marchi che tutti noi abbiamo perlomeno sentito nominare IGP DOCG IGT…etc etc. Ma cosa significano queste sigle? proviamo a fare chiarezza:

Con il regolamento CEE 510/06 vengono introdotti i seguenti marchi:

DOP (Denominazione d’Origine Protetta) E’ sicuramente il marchio più importante perché identifica un prodotto che viene prodotto, trasformato e/o lavorato in una determinata area geografica ovvero tutta la filiera produttiva si svolge nella stessa area geografica. La prescrizione che regola la filiera di ogni prodotto si chiama “Disciplinare di produzione”

Fanno parte di questa categoria prodotti di assoluto pregio e raffinatissimo gusto come il parmigiano reggiano o l’asparago bianco di Bassano.

IGP (Identificazione Geografica Protetta) si differenzia dal marchio precedente per il fatto che viene riconosciuto a quei prodotti tipici del territorio la cui coltura e/o lavorazione avviene in una determinata area geografica ma per i quali non necessariamente vengano usate esclusivamente materie prime del territorio, il tutto sempre regolato da singoli disciplinari di produzione.

Appartengono a questa categoria l’abbacchio romano, il lardo di Colonnata ma anche alcune colture come l’arancia rossa di Sicilia, la cipolla di Tropea o il radicchio di Chioggia.

STG (Specialità Tradizionale Garantita) a differenza delle sigle precedenti viene assegnata ad un prodotto che abbia una produzione o composizione specifica che si distingua da altri prodotti simili e che abbia una tradizione trasportata nel tempo (attualmente stimata in almeno 20 anni) ma non per forza prodotto in un’area specifica.

E’ il caso della mozzarella o della pizza napoletana.

Per quanto riguarda i vini, che rientrano tutti in queste categorie, si continua ad indicare le “vecchie” denominazioni  poiché forniscono un’ulteriore indicazione di tipo enologico:

DOC (Denominazione d’Origine Controllata) definisce la zona di raccolta delle uve utilizzate per quel vino.

DOCG (Denominazione d’Origine Controllata e Garantita) è il marchio riservato a quei vini DOC, da almeno dieci anni che abbiano anche una particolare territorialità la quale deve essere riportata in etichetta (è il caso per esempio del vermentino di Gallura o  del fiano di Avellino). Sono anch’essi tenuti a rispettare uno specifico disciplinare di produzione.

IGT (Identificazione geografica tipica) indica quei vini che si differenziano dal vino generico, la cui produzione avviene in una determinata area geografica con almeno l’85% delle uve raccolte in quel territorio che può essere più o meno esteso a secondo del disciplinare di produzione che lo regolamenta.

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